Da VeryBello.it a Italy the Extraordinary Commonplace

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Da VeryBello.it a Italy the Extraordinary Commonplace, gioie e dolori della comunicazione istituzionale

Sono profondamente convinto che l’Italia sia una paese staordinario, nel bene e nel male. In questi giorni abbiamo avuto l’ennesima conferna di quanto fuori dal comune sia il nostro paese, capace di imprese staordinarie ma anche di tonfi pesantessimi.

Basti pensare che il turismo è la prima voce del PIL italiano (dati ISTAT) e ad oggi non abbiamo ancora un sito istituzionale turistico che si possa definire tale. Italia.it, realizzato dall’allora ministro Rutelli, viaggia su numeri decisamente bassi per un portale del genere (qui i dati Alexa) ma, soprattutto, è inutile da un punto di vista pratico e turistico.

Forse per questo il ministro Franceschini ha avuto la bella di idea di creare VeryBello.it?

VeryBello.it

VeryBello.it è stato il caso della settimana, per lo meno per chi segue i temi legati alla comunicazione online. Al di là della scelta molto discutibile sul nome, siamo di fronte infatti ad un sito fatto davvero male (come ha ben spiegato Matteo Flora).

Quello che stupisce, ancora una volta, è come il palazzo non perda occasione per dimostrare di vivere completamente al di fuori del cosidetto “mondo reale”. Per fortuna non sempre le cose vanno in questo modo, come dimostra Italy the Extraordinary Commonplace.


Italy the Extraordinary Commonplace

Presentato in anteprima durante la riunione di Davos, Italy the Extraordinary Commonplace è un video realizzato da Leo Burnett su incarico del Ministero per lo Sviluppo Economico per promuovere il brand Italia nel mondo oltre i luoghi comuni (guarda il video direttamente su Youtube)

Si tratta di un prodotto perfettamente riuscito, che riesce ad essere contemporaneo e classico al tempo stesso, che emoziona parlando al cuore e, allo stesso tempo, anche alla testa, fornendo una serie di cifre che dimostrano quanto di buono sappiamo fare in questo paese.

Un video che senza troppa enfasi o retorica mostra buona parte delle eccellenze italiane dimostrando come l’Italia sia qualcosa di più di VeryBello.it e, soprattutto, di come anche a livello istituzionale si possa comunicare in maniera vincente.

Per il nostro futuro dunque speriamo in più Italy the Extraordinary Commonplace e meno VeryBello.it, non ci sembra di chiedere troppo.

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