Social Food, l’intervista agli ideatori del progetto

Social Food, l’intervista agli ideatori del progetto che punta a valorizzare il cibo ponendo l’attenzione sul bisogno di dire basta alle diseguaglianze nell’accesso al cibo e riducendone lo spreco.

Social Food è uno dei progetti che partecipa al crowdfundig sociale lanciato da TIM con la campagna WithYouWeDo. Com’è noto a tutti quelli che conoscono Greenpink ci siamo sempre interessati agli aspetti legati al crowdfunding sociale, e non è certo un caso se abbiamo dato vita al progetto Compra il Mondo in Cui credi.

Quella di oggi è la prima di una serie di interviste ad alcuni dei progetti più interessanti tra quelli all’interno del progetto WithYouWeDo che coinvolgono il mondo del sociale e quello dell’ecosostenibilità.

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Social Food, l’intervista.

Tre parole che descrivano Social Food.

Valorizziamo sprechi alimentari.

Da cosa nasce l’idea per un progetto come social food?

L’idea del progetto SOCIAL FOOD nasce da una riflessione all’interno della Ong di cooperazione LVIA – socia fondatrice di Volontari nel mondo FOCSIV e aderente all’Istituto Italiano della Donazione – impegnata da 50 anni in Africa e in Albania a garantire la sicurezza alimentare rafforzando le filiere locali, aiutando i contadini nel mantenere le colture locali che meglio si adattano alle condizioni ambientali e alla difesa della biodiversità, sostenendo un modello di agricoltura familiare e promuovendo la piccola impresa agricola, appoggiando la creazione e il consolidamento di associazioni e movimenti contadini perché possano essere sempre più attori capaci di presentare e difendere le istanze e i bisogni del mondo contadino.

In Italia LVIA è impegnata in progetti di cooperazione decentrata, in azioni di sensibilizzazione, di informazione, ma anche di advocacy sulla necessità di partire dalla scelta individuale di ciascuno nell’adottare stili di vita sostenibili, non ultimo arrivare allo sforzo delle collettività, delle società nazionali ed internazionali e dei governi nel promuovere politiche e azioni efficaci per la lotta allo spreco alimentare.

Dal 2014, ha aderito inoltre alla Campagna “Una sola famiglia umana, cibo per tutti: è compito nostro”, promossa da Volontari nel mondo-FOCSIV e CARITAS-Italiana.

In continuità con le azioni promosse nel Nord e nel Sud del Mondo, toccata dalle parole vive di Papa Francesco che ci interroga parlando di “paradosso” rispetto al coesistere di sovrabbondanza di cibo (o meglio di nutrienti) per alcuni e carenza per altri abitanti dello stesso pianeta, nonché in relazione allo spreco di un terzo della produzione mondiale di cibo, LVIA ha cominciato a riflettere sull’opportunità e fattibilità di intervenire con azioni capaci di incidere culturalmente sulla valorizzazione del cibo, sulla necessità di porre fine alle diseguaglianze nell’accesso al cibo e sulla riduzione dello spreco.

Lo sforzo è stato concentrato sul territorio piemontese (in particolare il cuneese e torinese), sulle povertà che vi emergono, sulla quota di spreco che origina “a monte” della filiera agricola produttiva (considerando quanti progetti istituzionali e d’impresa, siano già attivi per combattere lo spreco nelle fasi della distribuzione e del consumo).

Puoi spiegarci cosa significa “spigolatura sociale”?

Il termine spigolatura fa riferimento ad una pratica antichissima, letteralmente la “raccolta delle spighe nei campi dopo la mietitura”, cioè il “raccolto dell’incolto”.

Il termine “spigolatura”, abbinato all’attributo “sociale”, è mediato dall’esperienza del passato: la possibilità data ai poveri di transitare per i campi e raccogliere spighe e chicchi rimasti in campo dopo il taglio e la riunione in fasce o covoni. Il termine tradizionale è integrato dalla conoscenza di esperienze animate da volontari di Chiese locali del Nord America ed anche dallo scambio con le esperienze di gruppi di cittadini europei che confluiscono nella rete Gleaning Network EU.

Tale fenomeno può essere funzionale oggi sia all’esigenza di lottare contro lo spreco, sia a quella di sostenere i piccoli produttori – sempre più in difficoltà nel far fronte alle dinamiche dei mercati – e ancora per riattivare la dimensione “sociale” dell’approvvigionamento e del consumo di cibo. Non meno importante appare come una proposta culturale anti omologazione: oggi, infatti, vengono ammessi sul mercato solo i prodotti che rispondono a requisiti estetici decisamente rigidi.

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Il problema del cibo sprecato è problema quotidiano, che tocca tutti noi. Quali sono le azioni concrete che potremmo mettere in campo per cercare di porre rimedio a questo enorme spreco?

Il 2015 ha rappresentato un anno cruciale per il rapporto che globalmente è possibile costruire con il «cibo», inteso come diritto dei popoli, bene comune che proviene sì dal lavoro del contadino e dalle aziende del settore agroalimentare, ma soprattutto è frutto di una Madre Terra con cui la maggior parte delle società contemporanee ha perso il naturale rapporto filiale.

A livello individuale, una prima azione concreta risulta quindi essere il recupero della CONSAPEVOLEZZA del fatto che « cibo » non è « merce », ma dovrebbe essere intesa come diritto e bene comune almeno la quantità che la FAO, l’Organizzazione Mondiale della Sanità e ancora la Comunità Internazionale (v. l’Obiettivo 1 degli MDG) ha stabilito essere quella minima per vivere in salute e dignitosamente.

Le azioni concrete a livello di comunità e di territorio potrebbero essere:

  • la riattivazione della DIMENSIONE « SOCIALE » dell’approvvigionamento e del consumo di cibo, che prevede anche il recupero della consapevolezza dei consumatori sull’origine dei beni consumati, chi produce, dove, secondo quale modello di produzione agricola, quale stagionalità hanno i prodotti.
  • una forte operazione di sensibilizzazione «ANTI-OMOLOGAZIONE ». Ai fini dell’accettazione, infatti, è stata condotta un’operazione fortissima di riduzione del valore e della bontà del cibo a semplici standard “estetici” richiesti dal mercato (soprattutto dalla grande distribuzione), anche quando la commestibilità non è compromessa.
  • ogni forma di IMMISSIONE SUI ‘MERCATI SECONDARI’ di tutti quei prodotti che, in tutte le fasi della filiera, andrebbero buttati, fà dell’economia « sociale » una possibile risposta al problema dello spreco: ciò che è indesiderato viene valorizzato e proposto per il consumo superando i limiti imposti dal mercato.

Che implicazioni potrebbe avere in termini concreti il vostro progetto?

Attraverso la creazione di un WebGIS, ossia un sistema informativo geografico on line – sviluppato e utilizzato in open-source – vorremmo poter connettere i produttori provvisti di eccedenze di cibo con gruppi di cittadini-spigolatori coordinati da associazioni del terzo settore. Questi ultimi si faranno carico della raccolta e della redistribuzione delle eccedenze a famiglie numerose e di migranti.

La progettualità LVIA mira, dunque, a favorire un’alleanza stabile e duratura tra il mondo della produzione agricola e quello della solidarietà, avviando una moderna modalità di incontro sul web tra agricoltori, spigolatori e utilizzatori finali del prodotto.

Il progetto prevede una fase-pilota di sperimentazione sul territorio di Lagnasco (CN) a forte vocazione ortofrutticola, in collaborazione con una delle più grandi Organizzazioni di Produttori del Nord Italia, con l’obiettivo di replicarlo su altri territori.

Gli obiettivi del progetto sono quelli di riduzione dello spreco/perdita in campo, il sostegno alle fasce deboli della popolazione e la valorizzazione del legame solidale città-campagna, promuovendo le relazioni interpersonali e intergenerazionali.

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Infine vorrei chiederti qualcosa sull’Associazione LVIA e sulle sue attività.

LVIA – Associazione Internazionale Volontari Laici – è un’associazione di solidarietà e cooperazione internazionale che si ispira ai valori evangelici, nata nel 1966 con l’obiettivo di operare per lo sviluppo umano e contro le disuguaglianze mondiali. Operiamo in modo laico, indipendente e senza fini di lucro favorendo percorsi di cambiamento per l’inclusione sociale, i diritti e la lotta alla povertà.

Siamo presenti in 11 paesi africani ed est-europei con 24 volontari espatriati e 180 operatori locali. Il nostro impegno più che quarantennale ha permesso di garantire acqua e salute, sviluppo agropastorale, rafforzare le competenze professionali e la piccola imprenditoria, migliorare la qualità dell’ambiente e le dinamiche di partecipazione della società civile a beneficio di milioni di persone. In caso di crisi umanitaria operiamo per affrontare l’emergenza.

Non ci limitiamo a realizzare opere ma cooperiamo con le comunità locali, sostenendole nella valorizzazione delle proprie risorse e capacità, per uno sviluppo autonomo e sostenibile. Promuoviamo la cooperazione decentrata tra comunità.

In Italia offriamo opportunità di impegno per una cittadinanza attiva e responsabile, formazione e viaggi di conoscenza. Promuoviamo l’intercultura e il volontariato come crescita personale e sociale, operiamo nelle scuole e con i giovani, lanciamo campagne per i diritti umani e i beni comuni.

Ci sostengono migliaia di cittadini, fondazioni, imprese, associazioni, Regioni ed Enti locali, l’Unione Europea, Ministeri e agenzie di cooperazione internazionale. Siamo soci fondatori di FOCSIV – Volontari nel mondo; LINK 2007 – Cooperare in rete; COP – Consorzio ONG Piemontesi. LVIA aderisce all’Istituto Italiano della Donazione che ne verifica annualmente la trasparenza e il corretto uso dei fondi raccolti: una garanzia per chi dona!

Grazie mille e in bocca al lupo per il vostro progetto!

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