Un premio alle ricercatrici che non usano gli animali

 

L’Ordine Nazionale dei Biologi per la prima volta ha conferito un riconoscimento alla ricerca che non fa uso di animali. Le biologhe Michela Kuan (responsabile della LAV-Lega Anti Vivisezione) e Susanna Penco, ricercatrice del Dipartimento di Medicina Sperimentale dell’Università di Genova, hanno ricevuto il “Premio DNA 2013” per la “rilevanza e l’impegno profuso in importanti progetti di ricerca scientifica. Il premio che consiste in un contributo di 5.000 euro verrà devoluto interamente ad un progetto di ricerca completamente etico nei confronti degli animali e dell’uomo, che prevede l’uso di staminali umane provenienti, attraverso liposuzione, da donatori volontari, a conferma del fatto che la sperimentazione può lasciarsi alle spalle l’obsoleto, fuorviante e crudele “modello animale” scegliendo tecniche etiche, predittive e utili.
Purtroppo si è ancora lontani dalla fine della sperimentazione, ma trovare dei criteri che possono limitare la sofferenza degli animali, ottenere sanzioni realmente dissuasive, vietare alcune pratiche e implementare i metodi alternativi (che non fanno uso di animali) sono la chiave per andare avanti.

L’Ordine Nazionale dei Biologi per la prima volta ha conferito un riconoscimento alla ricerca che non fa uso di animali. Le biologhe Michela Kuan (responsabile della LAV-Lega Anti Vivisezione) e Susanna Penco, ricercatrice del Dipartimento di Medicina Sperimentale dell’Università di Genova, hanno ricevuto il “Premio DNA 2013” per la “rilevanza e l’impegno profuso in importanti progetti di ricerca scientifica. Il premio che consiste in un contributo di 5.000 euro verrà devoluto interamente ad un progetto di ricerca completamente etico nei confronti degli animali e dell’uomo, che prevede l’uso di staminali umane provenienti, attraverso liposuzione, da donatori volontari, a conferma del fatto che la sperimentazione può lasciarsi alle spalle l’obsoleto, fuorviante e crudele “modello animale” scegliendo tecniche etiche, predittive e utili.

Purtroppo si è ancora lontani dalla fine della sperimentazione, ma trovare dei criteri che possono limitare la sofferenza degli animali, ottenere sanzioni realmente dissuasive, vietare alcune pratiche e implementare i metodi alternativi (che non fanno uso di animali) sono la chiave per andare avanti.

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